
Chaaria è un piccolo villaggio situato nel deserto di Gatimbi, che fa parte del Meru. Si trova a circa 400 km a nord di Nairobi e confina con il distretto del Tharaka. In senso stretto, Chaaria è un mercato, cioè un luogo di scambi e di commercio, mentre la maggior parte della popolazione vive in casette costruite all’interno del proprio appezzamento di terreno. Il territorio in cui Chaaria market si trova, si chiama Gaitu ed ha circa 5000 abitanti. L’attività principale è l’agricoltura in cui è coinvolto circa il 90% della popolazione. Sono aumentati i servizi di trasporto da Meru. E’ nato un fiorente mercato proprio davanti al cancello del centro. La popolazione locale è per lo più composta da membri della tribù Meru. Il Cottolengo Center si trova proprio nel villaggio a 1 km da Chaaria market vicino alla Chiesa Parrocchiale fatta costruire dalla Piccola Casa di Torino e dedicata appunto a San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Il centro offre un servizio di ospedale (in cui è incluso un laboratorio analisi ed un centro di fisioterapia), di ricovero per disabili “buoni figli” e di accoglimento di alcuni orfani per i primi sei mesi di vita. E’ raggiungibile solo con strada sterrata (25 km da Meru) e viene classificato “bush hospital”. Serve un’area molto vasta, che si estende a quattro distretti (Meru central, Tharaka, Meru North e Isiolo). La gente in media viaggia per circa 6-8 ore per raggiungere il nostro centro.

Un articolo tratto da chaariahospital.blogspot.com
martedì 14 febbraio 2012
Il cantiere di Chaaria
Mi collego emotivamente alla bella testimonianza di Max, che condivido in pieno.
Ringrazio lui e tutti i volontari che in mia assenza hanno fatto “testuggine” come nella coorte romana, e so che hanno coperto benissimo il fatto che io non ci fossi per quei 10 giorni.
Leggendo quanto Max scrive sul “cantiere di Chaaria”, mi ci ritrovo in pieno: siamo sempre in costruzione… e non solo dal punto di vista edilizio!
Ci sono continuamente interventi chirurgici nuovi e più esigenti; anestesie più profonde e più complicate; paziente sempre più numerosi e più gravi.
Il ritmo a volte sembra ai limiti dell’umana sopportazione: si esce dalla sala alle 19.30, solo per trovare che i pazienti ambulatoriali non sono finiti, ma continuano ad accumularsi ad oltranza. Si fa il controgiro serale dopo cena, e, quando alle 22.30 si tenta timidamente di dire all’ostetrica di sala parto: “Beh, se non ci sono problemi, io andrei a letto”, lei con freschezza mattutina ti dice che c'è un altro cesareo urgente.
E poi e’ verissimo il riferimento al mito di Achille che insegue la tartaruga: lavori dal mattino a notte fonda, ma trovi sempre che qualcuno e’ scontento di te: ”E’ da stamattina che aspetto!” “Ma possibile che non mi potete operare oggi?”
Chaaria e’ una fucina in continuo subbuglio; un cantiere in cui c’e’ sempre più da fare rispetto a quanto e’ già stato compiuto; una bolgia infernale in cui tutti chiedono allo stesso tempo e vogliono essere esauditi immediatamente, senza mai rendersi conto di non essere gli unici a cui devi pensare; una barca che fa acqua da tutte le parti, ed in cui, per quanti buchi tu provi a riparare, ti rendi conto che ci sono sempre nuove falle che imbarcano acqua ancor più di prima.
Chaaria e’ anche una coperta troppo corta: in ogni direzione tu provi a tirarla, lasci sempre qualcosa di scoperto: se ti dedichi di più alla sala, piangono i pazienti ambulatoriali che aspettano troppo. Se fai ambulatorio, ti rendi conto che non hai guardato il reparto, dove per altro ci sono i più gravi. Se passi la giornata in corsia, poi ti trovi di notte a fare quei cesarei che non hai potuto programmare per tempo durante il giorno… senza contare che poi dovresti anche riuscire ad andare a pregare, e qualche volta anche a mangiare con i confratelli.
Ma questo cantiere che non finisce mai, questa tela di Penelope che non e’ mai completa, questa coperta che ti lascia sempre I piedi scoperti, questa sensazione di non aver fatto abbastanza anche quando sei stremato… tutto questo e’ il segreto magico di Chaaria che continua ad affascinare cosi’ tanti volontari ed a contagiarli con un mal d’Africa sovente inguaribile.
Chaaria e’ bella perché il servizio non finisce mai; perché alla sera ti tormenti di tutto quello che avresti potuto fare e non ce l’hai fatta a portare a compimento. Chaaria e’ stupenda perché e’ un caos di problemi irrisolti… ma soprattutto perché’ ti da’ la possibilità di aiutare tantissima gente, e poi ancora di sentire che avresti potuto dare di più.
In questo Chaaria e’ davvero pungente; e questa suo pungolo all’impegno ti riempie di insoddisfazione, ma anche di voglia di radicalità’ e di dedizione totale.
Ecco dove offre anima e corpo Marina!

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yuri-cristodaro




marina sei semplicimente meravigliosa,grazie grazie