"Mayungu è un piccolo villaggio di pescatori sull’Oceano Indiano, a una manciata di kilometri dalla “mondana” Malindi. Il paesaggio è dominato da maestosi baobab che si stagliano come santuari all’orizzonte. Puoi provarci a tracciare una linea immaginaria, puoi cercare quel confine, quella sicurezza che la nostra mente si ostina a ricercare ma che in Africa sfugge e confonde.
Il centro ospitalità di Gerard si incontra percorrendo alcuni kilometri nell’interno, nello sterrato polveroso, lasciandosi indietro gli ultimi resort nei pressi di Malindi. Via dal caos, il via vai di turisti, piki piki, tuk tuk, matatu, auto e quant’altro si dirada a lascia spazio alla natura, silenziosa e imponente. Il centro sorge a una manciata di metri dalla Bahkita School, fondata dallo stesso Gerard nel 2002 e che oggi conta oltre 500 ragazzi che, giunti qui ancora bimbi, oggi possono uscire con un diploma di scuola primaria in tasca e tanta speranza negli occhi.
Gerard infonde forza e speranza. E’ di poche ma significative parole, asseconda dolcemente il ritmo dell’Africa senza fermarsi mai, la sua forza di volontà e tangibile e rivive in ogni pietra posata al sole, in ogni goccia di sudore, in ogni sorriso della gente del villaggio. Abbiamo conosciuto l’associazione per puro caso, quando, rientrati dal nostro primo viaggio in Kenya, abbiamo capito che mai più avremmo scordato quegli occhi, mai più dimenticato l’Africa, i suoi colori, la sua gente, i suoi profumi, le sue contraddizioni, le immani tragedie, la vita e la morte. Certi di voler tornare, certi di voler tornare presto, certi di non voler più essere semplici spettatori di tanta gioia e di tanto dolore. Una telefonata e già tanto calore al di là del filo, buttiamo giù un programma, siamo un po’ spaesati ma tanto volenterosi, Gerard lo capisce, alla scuola sono tante le cose da fare e i giovani vengono accolti a braccia aperte. Un incontro a Venezia, dove l’associazione ha sede, ed ecco che piovono le prime idee: imparare a fare il sapone in casa, mettere su un orto e raccoglierne i frutti, insegnare a dipingere sulla stoffa, regalare ai bambini una favola swahili scritta e illustrata da ciascuno di loro, da poter portare a casa, regalare alla scuola un alfabeto dipinto, una grande cartina dell’Africa illustrata dai ragazzi.
Il volo è presto prenotato, il centro ospitalità di Gerard pure. Sorto su ciò che rimane di un villaggio turistico che ha chiuso i battenti, ora è una grande casa semplice ed accogliente per volontari ma anche per semplici viaggiatori che preferiscono optare per una vacanza solidale immersa nella natura e lontana dalla vacanza all-inclusive che in Africa, diciamocelo, ci sta un po’ stretta. Eh sì, perché Gerard, da quando ha iniziato la sua avventura in Kenya, non ha lasciato niente al caso, e allora al centro ospitalità accoglie giovani volenterosi di imparare un mestiere: il giardiniere, la sarta, il cuoco, il cameriere, l’ascari, li avvia con pazienza alla professione e al senso del dovere, li riprende, li controlla, per poi ricominciare tutto da capo quando i ragazzi sono in grado di spiccare il volo, magari in un villaggio turistico, magari in una famiglia occidentale residente, che finalmente possa dargli il lavoro e il futuro sperato. E al centro si ricomincia, nuovi giovani, nuove leve, tanta pazienza e via così fino a che ce n’è bisogno.
Il nostro gruppo è costituito da 6 volontari, ma oltre a noi ci sono tanti aficionados, un gruppo di signore di mezza età che ogni anno, da 14 anni, puntuali come un orologio svizzero, si rifugiano da Gerard e si godono il mare, la foresta, la piscina, ma anche Malindi e dintorni. Altre coppie alla prima esperienza ci guardano entusiasti ed ammirati per la carica che riversiamo nel centro ospitalità non appena arrivati. Fra un bagno in piscina, un po’ di sole, e un’occhiata al safari imminente, credo di poter dire con certezza, guardando i loro occhi, che queste persone si sono arricchite, questa per loro non è stata una semplice vacanza, fra il sole e il mare c’eravamo noi, forse un po’ chiassosi, forse un po’ irruenti, pronti a mostrare foto, video, materiali, risultati, trofei e tutto ciò che la nostra giornata a scuola ci aveva preziosamente trasmesso: sereni e divertiti ci guardano e guardano al loro viaggio pieno di sorprese.
La sveglia suona presto al centro, bisogna prepararsi e andare a scuola, ma noi ci svegliamo prima: i nostri occhi accolgono pieni di felicità la luce dell’alba africana (chi in Italia si alza prima della sveglia alzi la mano…..!!!) perché è un piacere godersi il silenzio, il vento, gli alberi di Jacaranda in fiore, le bouganville, tutto è uno spettacolo incantevole che non ti stanchi mai di guardare. E poi c’è la scuola, una scuola semplice, con le strutture ridotte all’osso, che a noi del mondo moderno sembra malconcia, improvvisata come le lavagne storte e impolverate, come le matite temperate con la lametta per radersi, ma che capiamo a poco a poco essere un autentico microcosmo che funziona, nonostante tutto, e che nonostante tutto va avanti con grande dignità e senza mai arrestarsi.
E poi c’è il mare. Il mare d’Africa. Bastano pochi passi a piedi dalla scuola per essere investiti dalla meraviglia. E’ il villaggio di pescatori di Majungu, l’insenatura che accoglie miriade di barchette provenienti dalla Tanzania rivela un continuo brulicare di donne intente a squamare i pesci, di ragazzi che si danno da fare per districare le reti, di bambini che giocano in acqua. Da qui, inizia una lunga passeggiata sulla distesa di sabbia bianchissima, in cui si incontrano straordinari punti in cui fare il bagno nell’acqua turchese, mentre il chiaroscuro dovuto alla barriera corallina poco più avanti crea incantevoli e caratteristici effetti di colore. Questa passeggiata porta fino alla spiaggia di Jacaranda: non siamo altro che nella famosa Sardegna 2, siamo arrivati un po’ come profughi, e ci godiamo lo spettacolo, increduli e a bocca spalancata, senza barconi di turisti, con solo una manciata di persone che condividono la meraviglia di quelle lingue di sabbia bianchissime nell’acqua cristallina.
Alla sera siamo quasi sempre stremati, ma niente paura: i cuochi si danno un gran da fare da mattino a sera (e non accettano consigli da nessuno), preparando succo di mango fresco ogni mattina, il kilifi (bevanda a dire loro con potenti proprietà curative ma, neanche a dirlo, amarissima: era sempre lì ostinata ogni mattina, senza che nessuno osasse avvicinarvisi!!!), enormi vassoi di passion, apple mango, mango, ananas, papaya, banane. E poi il pranzo e la cena, io devo dire di aver assaggiato qui le specialità africane più buone e genuine della mia vita!La sima e il chapati, serviti ancora bollenti, hanno tutto un altro sapore. Il riso pilau, col suo mix di spezie profumato ed inebriante; i samaki, squisite polpette di pesce e patate; e poi ancora la michicha, e poi, perché no, ogni tanto la pizza!!!E il pane sfornato fresco ogni giorno, dolce, morbido, alcune volte integrale, che da mangiare era un piacere, un autentico, primordiale piacere al palato!
Fra il giardino e la piscina, nascosti nella curata vegetazione ci sono i bungalow in cui alloggiamo, pulitissimi ed accoglienti, ciascuno con la propria verandina privata da cui è divertente dare il buongiorno alle galline, alla capretta, agli innumerevoli ed indescrivibili uccelli, ai gatti che gironzolano di tanto in tanto.
Non vorrei dilungarmi nel raccontare le nostre attività alla Bahkita school, posso solo dire che la professionalità degli insegnanti, la serietà nei rapporti con noi nuovi arrivati, l’attenzione e la cura dell’associazione, hanno di gran lunga superato le nostre piccole risorse disarmandoci e regalandoci senza dubbio più di ciò che noi abbiamo donato loro. Nel nostro piccolo abbiamo però realizzato tanti progetti: il laboratorio di scienze, il piccolo libricino con la favola swahili del coccodrillo e della scimmia, confezionato e redatto dai bambini, la prima maratona della scuola (inutile dire che noi mzungu non eravamo per niente competitivi….!), le magliette dipinte, l’alfabeto illustrato, disegnato e dipinto a mano da tutti noi sul muro della KJ1 (la nursery, la classe dei piccini): alla fine della nostra avventura possiamo forse timidamente affermare di essere riusciti a guadagnarci la stima e l’affetto di tutti: per noi è il regalo più grande!
Siamo consapevoli: non si tratta di cambiare il mondo, non si tratta di scalare le montagne, la maestosità dell’Africa, nel bene e nel male, è qualcosa di inarrestabile, forse immutabile, l’Africa dà, l’Africa toglie, non bisogna sentirsi a tutti i costi inutili come forse è capitato a noi: ma nemmeno restare a guardare. Gerard e la sua associazione, la scuola, il centro, riescono a farti sentire come una goccia nel mare: piccola ma necessaria.
Quando arriva il giorno della partenza, dopo un ultimo giro a Malindi per gli ultimi acquisti, brindiamo tutti noi, con gli insegnati della scuola, chi con una Tusker, chi con un milkshake alla banana, ai giorni passati e alle nuove amicizie appena sbocciate. Scende la notte ed arriva il momento di salire a bordo dell’auto che ci porterà verso Mombasa, al nostro aereo per l’Italia, tratteniamo le lacrime a stento: per quanto mi riguarda, in seguito mi sfogherò per l’intero tratto Mombasa-Addis Abeba pensando alla meraviglia appena vissuta e versando lacrime di nostalgia, tenerezza, gioia e tristezza messe assieme."
Questa è la mia favola africana e sono felice di condividerla con persone innamorate di questa terra.
Asante sana e scusate se vi ho fatto addormentare!!!
Elena

Quotazioni Per Safari
yuri-cristodaro

Elena! Non mi hai fatto addormentare, mi hai fatto semplicemente... s o g n a r e!!! Ancora grazie per aver condiviso con noi questa esperienza meravigliosa.

una grande tristezza e la paura ,di non poter tornare e non poter vivere piu' certe emozioni
PER NUVOLETTA