I matatu sono veicoli di compagnie private che sulle strade del Kenya competono, per costo e velocità, con gli autobus del trasporto pubblico
In genere sono pulmini a 14 posti, ma ce ne sono anche di più grandi. Il loro nome deriva dal fatto che quando sono apparsi sulle strade bastavano tre scellini – matatu in kiswahili – per andare da una parte all’altra di Nairobi.
Oggi di scellini ce ne vogliono quaranta o più, ma non solo questo è cambiato.
I matatu sono diventati sempre di più i padroni della strada, superando tutti i limiti di velocità, fermandosi a scaricare e caricare passeggeri anche in mezzo alla strada, noncuranti dei disagi procurati agli altri autisti.
Circolando con veicoli in pessime condizioni, sovraccarichi – in un veicolo a 14 posti di regola se ne stipavano almeno venti – con autisti senza patente e non raramente sotto l’effetto del bhang (mariuana) per stare svegli, lavorare di più e fare più soldi. Ciò è avvenuto anche per la connivenza della polizia, che in cambio di qualche scellino chiudeva entrambi gli occhi.
Erano in gara tra loro per chi riusciva a fare più volte al giorno lo stesso percorso. Ogni giro in più erano soldi in più, poco importavano il disagio dei passeggeri e gli incidenti mortali, a cui hanno contribuito più di ogni altro mezzo di trasporto. Ricordo che una delle prima volte che mi capitò di viaggiare su un matatu il bigliettaio ci fece comprimere come sardine, poi, appeso all’esterno, segnalò al conducente di partire, ma all’ultimo momento vide un altro potenziale passeggero che arrivava di corsa; allora battè fragorosamente sulla carrozzeria e gridò in kiswahili “Usiache kobole”, cioè “non lasciamo quei cinque scellini”.
“Ecco cosa siamo per loro: soldi, solo soldi”, commentò amareggiata una donna vicina a me che cercava di fare spazio al neonato che aveva in braccio, per il quale aveva dovuto pagare, nonostante le sue proteste, la corsa a prezzo pieno.
I proprietari dei matatu sono riuniti in due diverse associazioni.
Quasi tutti sono inoltre costretti a pagare una tangente alla setta dei mungiki per poter operare nelle grandi città come Nairobi, Nakuru e Mombasa. Anche la polizia chiede tangenti fisse ad ogni proprietario di matatu per poter operare, e ai singoli autisti per non multarli in caso di infrazione

Fonte: Wikipedia
In genere sono pulmini a 14 posti, ma ce ne sono anche di più grandi. Il loro nome deriva dal fatto che quando sono apparsi sulle strade bastavano tre scellini – matatu in kiswahili – per andare da una parte all’altra di Nairobi.
Oggi di scellini ce ne vogliono quaranta o più, ma non solo questo è cambiato.
I matatu sono diventati sempre di più i padroni della strada, superando tutti i limiti di velocità, fermandosi a scaricare e caricare passeggeri anche in mezzo alla strada, noncuranti dei disagi procurati agli altri autisti.
Circolando con veicoli in pessime condizioni, sovraccarichi – in un veicolo a 14 posti di regola se ne stipavano almeno venti – con autisti senza patente e non raramente sotto l’effetto del bhang (mariuana) per stare svegli, lavorare di più e fare più soldi. Ciò è avvenuto anche per la connivenza della polizia, che in cambio di qualche scellino chiudeva entrambi gli occhi.
Erano in gara tra loro per chi riusciva a fare più volte al giorno lo stesso percorso. Ogni giro in più erano soldi in più, poco importavano il disagio dei passeggeri e gli incidenti mortali, a cui hanno contribuito più di ogni altro mezzo di trasporto. Ricordo che una delle prima volte che mi capitò di viaggiare su un matatu il bigliettaio ci fece comprimere come sardine, poi, appeso all’esterno, segnalò al conducente di partire, ma all’ultimo momento vide un altro potenziale passeggero che arrivava di corsa; allora battè fragorosamente sulla carrozzeria e gridò in kiswahili “Usiache kobole”, cioè “non lasciamo quei cinque scellini”.
“Ecco cosa siamo per loro: soldi, solo soldi”, commentò amareggiata una donna vicina a me che cercava di fare spazio al neonato che aveva in braccio, per il quale aveva dovuto pagare, nonostante le sue proteste, la corsa a prezzo pieno.
I proprietari dei matatu sono riuniti in due diverse associazioni.
Quasi tutti sono inoltre costretti a pagare una tangente alla setta dei mungiki per poter operare nelle grandi città come Nairobi, Nakuru e Mombasa. Anche la polizia chiede tangenti fisse ad ogni proprietario di matatu per poter operare, e ai singoli autisti per non multarli in caso di infrazione

Fonte: Wikipedia

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