BEACH BOYS SI o BEACH BOYS NO ?by AIEA - Associazione Italiana Esperti d'Africa on Wednesday, January 12, 2011 at 1:23am
Dopo varie piccole discussioni che da anni sento ed a volte partecipo, sul discorso di affidarsi o meno ai beach boys, ho deciso di creare una piccola nota ,discussione dove potremo confrontarci sul quesito nel titolo.
Tanti anni che vado in Africa, che vendo viaggi in Africa e che programmo Africa , e questo "tarlo" non riesco a togliermelo. Premettendo che non voglio assolutamente puntare il dito contro qualche ragazzo da spiaggia onesto che cerca di sopravivere, esistono alcuni casi in cui turisti sono stati truffati, altri rimasti a piedi in qualche parco, ed altri ancora naufraghi in isole che dovevano prospettarsi paradisi naturali ed invece si sono poi trasformati in incubo. Sono d'accordo sul fatto che il prezzo a volte (quasi sempre) incide parecchio sulle decisioni dei turisti, tutto indorato da parlantine afro-italiane fluenti.Ma non riesco capire il perche' provando a navigare in internet esistono tantissimi consigli rivolti a favore dei "beach boys" ed altrettanti contro chi organizza seriamente SAFARI ed ESCURSIONI. Credo che la professionalita', l'efficenza, l'adeguatezza di mezzi, sistemazioni e vitto, dovrebbero essere sempre premiate o sbaglio ? Invece leggendo vari blog, siti, messaggi in internet, con dispiacere riesco a sintetizzare il tutto in una parola "LADRI", e' tutto esattamente il contrario. Quindi chi vive e lavora da anni in Africa, chi studia flora e fauna ,primo soccorso e tantissime altre materie importanti, chi spende per acquistare mezzi idonei per i Safari di mare o di terra, chi paga fior fiore di licenze... queste persone per il mondo Internet sono ladri inaffidabili. Invece , ragazzini poveri ma svegli, analfabeti (spesso), ma ovviamente simpatici... costano di meno e sono perfetti ! stranissimo ma vero. Viviamo in un mondo dove ci sono delle situazioni paradossali. Uno vuole sicurezza, efficenza, professionalita' e poi...prenota sulla spiaggia un blu safari o un safari vero e' proprio, senza alcuna garanzia. Io ho provato di persona in tanti posti a vivere con dei "locali", a fare escursioni in barca con il primo che si e' proposto... e forse quest'azzardo ,andato bene ,faceva parte dell'avventura, del gioco... sulla spiaggia contrattare, giocare, parlare, fare una piccola escursione in un parco marino oppure farsi accompagnare a fare shopping... questo posso ancora capirlo, ma fare un safari con i beach boys che si spacciano per guide o ranger, non credo che lo avrei mai fatto e certamente non lo faro' mai.
Vi cito alcune frasi prese dal web : "Ho sentito diverse persone che si son trovate male per aver scelto le soluzioni offerte dai beach boys in spiaggia. Per cui scegliete zucchero e diffidate dalle imitazioni" - "Diffidate da chi vi parla male dei beach boys, io ci sono rimasta molto male perche' sono miei amici!"- "Picasso è molto timido e pacato, un po' riservato; serio e affidabile, nel safari è stata un'ottima guida e con occhio di lince x gli animali (è importante avere buone guide durante il safari, xchè altre persone sono andate SOLO con autista-il beachboy non ha partecipato al safari- tanti BB infatti vendono il safari, ma non vengono con voi: o vi smollano con l'autista oppure mandano uno scugnizzo alle prime armi!!!)" INCREDIBILE !!! come potete vedere...anche guide durante i SAFARI !! hanno dei siti, sono organizzati...ma io dico solo OCCHIO !!! noi lottiamo per la PROFESSIONALITA' la serieta' e l'affidabilita', non certamente contro di loro ma ho scritto questa nota per un motivo ben preciso, nessun Tour operator RUBA dei soldi : se un safari con guide esperte e certificate costa 300 e quello con i beach boys 200 un motivo ci sara' !!! , se un escursione costa 25 con un beach boys e 40 con un Tour operator Ufficiale un motivo ci sara' !! sara' forse la SICUREZZA ?
Sono sempre a disposizione per informazioni, Andrea
AIEA - Associazione Italiana Esperti d'Africa Condivido la perplessità espressa appena sopra...Senza voler esprimere giudizi sulla scelta di chi s'è portato un bimbo di due anni in safari, ci sono migliaia di buoni motivi per i quali un professionista non accetterebbe MAI di portare in... safari un bimbo così piccolo...E non è un problema di "comodità", ma di sicurezza oggettiva. Chi chiede di farlo forse non sa che un safari non è uno zoo-safari, ma chi l'accompagna e s'assume la responsabilità di farlo DEVE saperlo e avere il coraggio di affrontare un mancato guadagno dicendo fermamente di NO. In Sudafrica, mentre mi trovavo lì, un trakker è stato assalito e ucciso da un leopardo, nel Kruger, perchè un ragazzino s'aera alzato in piedi di colpo urlando e indicando il felino: si trattava di una delle poche compagnie che accettano di portare in safari anche ragazzi con meno di 12 anni di età, e questo tragico esempio creda chiarisca perchè.
Tornando ai b.b., non credo certo che tutti sia come il pessimo soggetto che ho avuto la sfortuna d'incontrare a Kiwenga, ma credo vadano chiarite alcune cose:
1) Non hanno alcuna preparazione specifica, se non quella di aver imparato a memoria alcune nozioni approssimative, "orecchiando"
2) Non sono (e non possono) essere assicurati, quindi se succede qualcosa sono esclusivamente...gatte che dovrete pelarvi da soli.
3) Molti di loro sono nati e hanno sempre vissuto sulla costa: possono essere personalmente simpatici e cortesi, certamente ragazzi di buon cuore e desiderosi di sbarcare il lunario, ma di animali selvaggi e wilderness ne sanno poco nulla. E se questo, nella migliore delle ipotesi, si può risolvere in un safari magari piacevole, ma condito da informazioni nulle o molto approssimative. Ma nel caso le cose si mettano male - magari per una manovra malaccorta dettata dall'inesperienza - non si può improvvisare di fronte alla carica di un leone o di un branco di elefanti. Per non parlare, poi, delle tecniche di pronto soccorso che una guida professionale deve necessariamente conoscere, e che nel bush possono davvero risultare risolutive per salvare una vita. Non necessariamente deve sbranarvi un leone; basta uno shock anafilattico provocato dalla puntura d'un insetto...Solo che l'ospedale più vicino è magari a quattro ore d'auto, e la compagnia "fantasma" non ha alcuna convenzione e, per non farsi beccare in ncastagna, non chiamerà mai i "flying doctors"...
A mio avviso, il problema è un altro: offrire a questi ragazzi l'opportunità di entrare nel mondo del lavoro dalla porta principale, attivando corsi di formazione e di qualificazione per figure professionali che potrebbero avere uno spazio. Per esempio le visite guidate ai villaggi, intinerari alla scoperta dell'ambiente costiero, accompagnatori di escursioni giornaliere in ambito urbano o rurale....In Sudafrica esiste la figura della "local guide", abilitata a condurre tour nella zona di residenza che non richiedano la preparazione di una Field Guide. Accettare la situazione dei beach boys così com'è senza proporre una regolarizzazione e un percorso di qualificazione vuol dire solo contribuire a perpetuare il loro sfruttamento. Il turista risparmia (forse), il boss guadagna, il beach boy...sopravvive. Diego
Se volete seguire l'intera conversazione, la potrete trovare qui: http://www.facebook.com/home.php#!/note.php?note_id=137087359684987&id=282786482297
Naturalmente bisogna avere un profilo facebook.

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