13/09/10
Omaggio alle donne d'Africa/"Reines d'Afrique" di Sylvia Serbin
No. Non m'importa per il momento, in questa sede, di recensire il libro di Sylvia Serbin, la nota storica e giornalista antillana.
Internet - da internauti lo sappiamo-abbonda di proposte di recensioni e non è difficile trovare quella che fa al caso nostro, per poi poter correre in libreria e fare acquisti.
Ciò che mi sta a cuore invece, proprio in apertura di settimana ,affinché sia proposito di maggiore attenzione d'oggi in avanti per tutti, è quello che Sylvia scrive nel suo libro a proposito della donna africana.
"Le donne africane-precisa la Serbin- si sono sempre coinvolte nelle grandi imprese e nelle lotte delle loro società.E invece i media occidentali tendono a trasmettere di loro solo l'immagine di vittime: dell'ignoranza, della miseria, della mancanza di cure.....mostrare solo quest'aspetto significa relegare nell'ombra un grande numero di donne d'azione, protagoniste, per esempio, in quasi tutti i campi dell'economia, dall'agricoltura al commercio, passando per settori di punta come la ricerca o la finanza."
Io aggiungo:non solo.
Infatti ne abbiamo viste impegnate attivamente anche in politica, nelle ultime elezioni in Rwanda e Burundi, dove sono rimaste numerose nei rispettivi parlamenti e dove hanno ottenuto posti chiave nelle diverse amministrazioni della "cosa" pubblica.
Sono in prima linea, spesso, nel settore socio-sanitario come lo è la grande Marguerite Barankitsè e la sua fondazione, nata per proteggere ed emancipare gli orfani della guerra civile burundese degli anni '90,guerra che ha visto fronteggiarsi e uccidersi tra loro ,senza pietà , hutu e tutsi.
C'è una Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace, impegnatissima sul versante ecologico della conservazione dell'ambiente al pari della promozione della donna in Kenya e nell'Africa tutta,ovunque lei arrechi il suo messaggio.
Ci sono state grandi artiste come Myriam Makeba(ce ne sono altre ,anche oggi ,che hanno raccolto il testimone), che sono state anche ambasciatrici ONU per la lotta contro l'aids e la difesa dei piccoli dalla malnutrizione e la fame.
E poi esistono le donne "qualunque", quelle come me e come voi, che combattono con dignità la loro battaglia quotidiana per mandare avanti la famiglia nel migliore dei modi,per garantire un'istruzione al passo coi tempi ai propri figli , anche a costo di grandi sacrifici.
Le donne che sono la "vera" spalla forte dell'uomo africano, che alla donna-madre , considerato il difficilissimo contesto ,con le sue mille ed una sfaccettature,deve comunque molto.
Tutto.
A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
"LASTAMPA.it"
Omaggio alle donne d'Africa/"Reines d'Afrique" di Sylvia Serbin
No. Non m'importa per il momento, in questa sede, di recensire il libro di Sylvia Serbin, la nota storica e giornalista antillana.
Internet - da internauti lo sappiamo-abbonda di proposte di recensioni e non è difficile trovare quella che fa al caso nostro, per poi poter correre in libreria e fare acquisti.
Ciò che mi sta a cuore invece, proprio in apertura di settimana ,affinché sia proposito di maggiore attenzione d'oggi in avanti per tutti, è quello che Sylvia scrive nel suo libro a proposito della donna africana.
"Le donne africane-precisa la Serbin- si sono sempre coinvolte nelle grandi imprese e nelle lotte delle loro società.E invece i media occidentali tendono a trasmettere di loro solo l'immagine di vittime: dell'ignoranza, della miseria, della mancanza di cure.....mostrare solo quest'aspetto significa relegare nell'ombra un grande numero di donne d'azione, protagoniste, per esempio, in quasi tutti i campi dell'economia, dall'agricoltura al commercio, passando per settori di punta come la ricerca o la finanza."
Io aggiungo:non solo.
Infatti ne abbiamo viste impegnate attivamente anche in politica, nelle ultime elezioni in Rwanda e Burundi, dove sono rimaste numerose nei rispettivi parlamenti e dove hanno ottenuto posti chiave nelle diverse amministrazioni della "cosa" pubblica.
Sono in prima linea, spesso, nel settore socio-sanitario come lo è la grande Marguerite Barankitsè e la sua fondazione, nata per proteggere ed emancipare gli orfani della guerra civile burundese degli anni '90,guerra che ha visto fronteggiarsi e uccidersi tra loro ,senza pietà , hutu e tutsi.
C'è una Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace, impegnatissima sul versante ecologico della conservazione dell'ambiente al pari della promozione della donna in Kenya e nell'Africa tutta,ovunque lei arrechi il suo messaggio.
Ci sono state grandi artiste come Myriam Makeba(ce ne sono altre ,anche oggi ,che hanno raccolto il testimone), che sono state anche ambasciatrici ONU per la lotta contro l'aids e la difesa dei piccoli dalla malnutrizione e la fame.
E poi esistono le donne "qualunque", quelle come me e come voi, che combattono con dignità la loro battaglia quotidiana per mandare avanti la famiglia nel migliore dei modi,per garantire un'istruzione al passo coi tempi ai propri figli , anche a costo di grandi sacrifici.
Le donne che sono la "vera" spalla forte dell'uomo africano, che alla donna-madre , considerato il difficilissimo contesto ,con le sue mille ed una sfaccettature,deve comunque molto.
Tutto.
A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
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