Che cosa sia il ritmo, la musica, la danza per gli africani è alla nostra latitudine inconcepibile. Stiamo parlando di una società che ben si può dire a “suon di musica".
Ogni momento dell'esistenza è scandito su ritmi, canti e danze che ne costituiscono non la cornice ma il momento essenziale, la filosofia che sta a fondamento del rito, sia esso un funerale, una nascita, una terapia dello stregone, un momento dell'iniziazione.
Le ragioni di questa vitalità musicale vanno fatte risalire ad un retroscena culturale che coinvolge tutta la struttura tribale. Potremmo anzi affermare che la vitalità musicale è espressione di tutta la cultura del gruppo ed è perciò risultato di una creazione, di un'ispirazione collettiva. Prima della preziosità degli strumenti musicali in uso e prima ancora delle mirabili tecniche esecutive, esercitate su materiali incredibilmente rudimentali, ciò che colpisce l'osservatore europeo di fronte alle manifestazioni africane è lo spirito comunitario che le contraddistingue.
Se al travagliato itinerario-tipo di una nostra opera musicale, dalla sua nascita alla sua utilizzazione, contrapponiamo un momento di musica africana, ci accorgiamo facilmente che, a parte le parate organizzate per i turisti, la musica africana di per sé non esiste. Alcune popolazioni non hanno neppure un termine per definire la musica, cioè l'insieme delle occasioni nelle quali si canta, si danza, si suona. E questo ha la sua ragion d'essere nel fatto che la musica è sempre “in funzione di”, rientrando in un'espressione globale dell'esistenza che riassume, in un'unica soluzione, musica, pittura, scenografia.
Ne sono uno splendido esempio gli uomini-sonaglio, autentiche simbiosi di suoni, forme, colori, danzatori che sono strumenti musicali e coreografi viventi. Adorni d'ogni sorta di oggetti appesi al corpo, con il loro movimento creano direttamente e il ritmo ed il vortice di colori, mentre tutti i sensi ed i muscoli sono chiamati a partecipare. Ma c'è di più, la musica non vanta padri-padroni. È sì proposta da qualcuno, ma sopravvive solo se fatta propria dal gruppo, variata ed arricchita da tutti, spesso anche improvvisata nel momento in cui nasce, precisamente come nel jazz. L'importanza attribuita al nome dell'autore, e lo stesso "diritto d'autore", sono un'invenzione di una civiltà come la nostra, basata sull'individualismo, con l'economia a comun denominatore.
Se escludiamo riti particolari che richiedono la presenza di musicisti professionisti, per far musica non sono richiesti nemmeno degli intermediari-interpreti perché suonatori, cantanti e danzatori coincidono con il pubblico. Già in tenerissima età i bambini prendono familiarità con gli strumenti musicali e divengono presto abilissimi. Alcuni bambini sfruttando in vario modo le mani, sanno suonare virtuosismo e ricchezza di ritmi e timbriche uno strumento a noi sconosciuto: la superficie dell'acqua.
Questo apprendistato musicale non ha come obiettivo la conoscenza di piacevoli linee ritmiche-melodiche o di testi fittizi ad esse abbinati, ma costituisce una vera e propria propedeutica alla vita comunitaria, perché attraverso canti e cerimonie il bambino apprende le leggi, i costumi, il volere degli antenati, la storia della sua tribù.
Un esempio che sottolinea la funzionalità sociale della musica ci proviene dalla medicina. Lo stregone, cui spetta il compito di scoprire ed esorcizzare il male, ha tra le sue terapie la musica. È per lo meno curioso che, secondo le statistiche di alcuni ospedali africani, questi stregoni abbiano maggiore successo dei medici con tanto di laurea, soprattutto per malattie che potrebbero essere di origine psicosomatica. Ad ogni buon conto da qualche anno negli ambienti più accreditati della ricerca scientifica gode sempre migliore stampa una nuovissima terapia particolarmente indicata per alcuni tipi di handicap, appunto la musicoterapia.
Di fronte a certe scoperte è ancora il caso di sorridere dell'ingenuità dei cosiddetti primitivi?
"africare.it"
Ogni momento dell'esistenza è scandito su ritmi, canti e danze che ne costituiscono non la cornice ma il momento essenziale, la filosofia che sta a fondamento del rito, sia esso un funerale, una nascita, una terapia dello stregone, un momento dell'iniziazione.
Le ragioni di questa vitalità musicale vanno fatte risalire ad un retroscena culturale che coinvolge tutta la struttura tribale. Potremmo anzi affermare che la vitalità musicale è espressione di tutta la cultura del gruppo ed è perciò risultato di una creazione, di un'ispirazione collettiva. Prima della preziosità degli strumenti musicali in uso e prima ancora delle mirabili tecniche esecutive, esercitate su materiali incredibilmente rudimentali, ciò che colpisce l'osservatore europeo di fronte alle manifestazioni africane è lo spirito comunitario che le contraddistingue.
Se al travagliato itinerario-tipo di una nostra opera musicale, dalla sua nascita alla sua utilizzazione, contrapponiamo un momento di musica africana, ci accorgiamo facilmente che, a parte le parate organizzate per i turisti, la musica africana di per sé non esiste. Alcune popolazioni non hanno neppure un termine per definire la musica, cioè l'insieme delle occasioni nelle quali si canta, si danza, si suona. E questo ha la sua ragion d'essere nel fatto che la musica è sempre “in funzione di”, rientrando in un'espressione globale dell'esistenza che riassume, in un'unica soluzione, musica, pittura, scenografia.
Ne sono uno splendido esempio gli uomini-sonaglio, autentiche simbiosi di suoni, forme, colori, danzatori che sono strumenti musicali e coreografi viventi. Adorni d'ogni sorta di oggetti appesi al corpo, con il loro movimento creano direttamente e il ritmo ed il vortice di colori, mentre tutti i sensi ed i muscoli sono chiamati a partecipare. Ma c'è di più, la musica non vanta padri-padroni. È sì proposta da qualcuno, ma sopravvive solo se fatta propria dal gruppo, variata ed arricchita da tutti, spesso anche improvvisata nel momento in cui nasce, precisamente come nel jazz. L'importanza attribuita al nome dell'autore, e lo stesso "diritto d'autore", sono un'invenzione di una civiltà come la nostra, basata sull'individualismo, con l'economia a comun denominatore.
Se escludiamo riti particolari che richiedono la presenza di musicisti professionisti, per far musica non sono richiesti nemmeno degli intermediari-interpreti perché suonatori, cantanti e danzatori coincidono con il pubblico. Già in tenerissima età i bambini prendono familiarità con gli strumenti musicali e divengono presto abilissimi. Alcuni bambini sfruttando in vario modo le mani, sanno suonare virtuosismo e ricchezza di ritmi e timbriche uno strumento a noi sconosciuto: la superficie dell'acqua.
Questo apprendistato musicale non ha come obiettivo la conoscenza di piacevoli linee ritmiche-melodiche o di testi fittizi ad esse abbinati, ma costituisce una vera e propria propedeutica alla vita comunitaria, perché attraverso canti e cerimonie il bambino apprende le leggi, i costumi, il volere degli antenati, la storia della sua tribù.
Un esempio che sottolinea la funzionalità sociale della musica ci proviene dalla medicina. Lo stregone, cui spetta il compito di scoprire ed esorcizzare il male, ha tra le sue terapie la musica. È per lo meno curioso che, secondo le statistiche di alcuni ospedali africani, questi stregoni abbiano maggiore successo dei medici con tanto di laurea, soprattutto per malattie che potrebbero essere di origine psicosomatica. Ad ogni buon conto da qualche anno negli ambienti più accreditati della ricerca scientifica gode sempre migliore stampa una nuovissima terapia particolarmente indicata per alcuni tipi di handicap, appunto la musicoterapia.
Di fronte a certe scoperte è ancora il caso di sorridere dell'ingenuità dei cosiddetti primitivi?
"africare.it"

yuri-cristodaro

