Katia Goldoni ha scritto:Per definizione, i viaggiatori partono ma non sanno quando tornano, ergo, io mi ritengo comunque sia (purtroppo) una turista.
Il viaggio è un'esperienza prima di tutto intima, molto soggettiva, e forse non esiste una linea che possa definire cos'è' un viaggiatore. Alcuni pensano che viaggiatore sia solo chi viaggia per 4 mesi di seguito oppure chi va nei posti poco famosi. Il viaggiatore parte anche per una settimana, anche in certi posti super turistici, indipendentemente dal budget a disposizione. Viaggia per vivere e non solo per vedere. Non l'interessa sola arrivare ma anche il percorso, scopo non e' la meta ma il viaggio stesso. Vede con l'occhio dell'anima e non solo quello della razionalità, ma... mi rendo spesso conto che nei paesi con una cultura molto differente, delle volte riesce veramente difficile. E curioso, non si sofferma solo nella piazza e va anche oltre, spingendosi in quartieri o viuzze dove vanno solo i locali, ama
perdersi. Usufruisce di servizi per la popolazione locale si mescola ai locali, si adatta e non si scandalizza se trova un capello nel lavandino, il geco sopra il letto o la cucaracha nel pavimento. Ho avuta la fortuna di nascere Greco e
diventare Italiano, vivere negli States e girare molto per lavoro e mi ritengo viaggiatore anche nella gita fuori porta.
Non è poi così difficile essere viaggiatori!
Internet, sta paradossalmente smussando i misteri, cancellando le fiabe ed i miti rendendo la vita monotona, confezionata e ripetitiva. Gli spazi vuoti non esistono quasi più o sono spazi impossibili. Esistono montagne con il semaforo per gli scalatori, si fa la coda per accamparsi nel deserto del Sahara, sotto le rocce del Tassili; i rinoceronti di Ngoro-Ngoro hanno tutti il loro nome e si trovano nei stessi posti, gli indigeni posano per cineprese in T-shirt e bevendo lattine di coca-cola. Le grandi paure ataviche si sono trasformate in paure logistiche: paura di perdere l’aereo o una coincidenza, costi eccessivi, ecc. L’apporto culturale del viaggio si traduce nell’esaltazione di un feticismo degli oggetti-ricordo, delle fotografie scattate, dell’esotico in carta patinata e dei filmati da proiettare a testimonianza dell’esperienza vissuta. Ne fanno le spese l’originalità, la genuinità e la spiritualità delle tradizioni e dell’arte dei popoli visitati. Molti paesi dell’Asia, dell’Oceania, dell’Africa e del Sud America subiscono forti pressioni da parte dell’industria del turismo e modificano tradizioni e culture in funzione del consumismo di massa. Era prevedibile che in un mondo in cui grandi distanze sono coperte in poche ore da aerei sempre più veloci, diventi sempre più stimolante la ricerca di destinazioni sempre più “esotiche”, la ricerca dell’”impossibile” e del diverso da parte dell’uomo sedentario e comune.
Non c'è solo il nero o il bianco Katia, anzi la stragrande maggioranza si muove nel grigio, certo ognuno con il suo
bagaglio culturale, il suo carattere ed il suo vissuto, e non me la sento di buttare la croce a tutti quelli che per il fatto di prendere il pacchetto, ballare magari come ippopotami, e fare il gioco dell’aperitivo sono tristerrime e miserrime caricature.
Senza rancore e nessuna voglia di polemica, amici? Anche se, forse sei un po troppo snob per i miei gusti!
