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    Kenya - Tra Leoni e Beach Boys

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    mammussi
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    Kenya - Tra Leoni e Beach Boys

    Messaggio Da mammussi il Gio 18 Feb 2010, 14:58

    Il termometro non scende sotto i 28 gradi, la sabbia bianca abbaglia e gli animali della savana rendono l'esperienza unica e irripetibile. Un safari alla scoperta del Kenya e dei suoi parchi naturali tra scartoffie, strade sconnesse e babbuini ladri di zucchero.

    L'arrivo. Il caldo soffoca, la burocrazia fa il resto. Kenya, natura selvaggia, spazi incontaminati e carte da compilare.

    Appena atterrati all'aeroporto di Mombasa è necessario dichiarare il proprio stato di salute nei minimi dettagli: per rispondere in maniera onesta dovreste aver fatto un check up completo prima di partire.
    Una volta rassicurate le autorità del fatto che non avete malattie infettive, non vi resta che attendere stipati in una stanza senza aria condizionata per il visto d'ingresso in cui riportare fedelmente di chi si è figli, genitori e coniugi.
    Sfibrati, sudati e assonnati, dopo due ore di coda l'addetto all'immigrazione vi sorride: karibu Kenya, benvenuti in Kenya.

    La terra rossa. Prima dei cieli infuocati, delle zanzariere attorno ai letti, della sabbia bianca e dei grandi mammiferi terrestri bisogna abituarsi agli odori. L'umidità li fa esplodere.

    Fa così tanto caldo e l'aria è talmente pesante che tutto emana un aroma acre e pungente.
    Scordatevi profumi, l'unica cosa che è legittimo spruzzarsi addosso è il repellente anti-zanzare.
    Anche la terra rossa che vi accompagna alla scoperta dell'entroterra trasuda e impregna l'aria.
    La polvere color porpora che si alza dal suolo avvolge, soffoca e brucia gli occhi. Si deposita sulla pelle e sui vestiti.

    Una prova di forza. Un safari non è comodo. Spacca la schiena, scombussola lo stomaco, abbrustolisce la pelle e infiamma gli occhi. Ma una volta entrati nel regno della wildlife in uno degli oltre 30
    parchi nazionali o riserve naturali, cala il silenzio, i chiassosi turisti ammutoliscono: sono loro gli intrusi e come ospiti educati evitano di far sentire la loro presenza. I
    n un safari sono indispensabili alcuni oggetti: binocolo, macchina fotografica, cappello a tesa larga con laccetti per evitare che il vento della savana se lo porti via e pastiglie contro il mal di mare.
    Non c'è da stupirsi. Le strade asfaltate nel Paese sono poche, si viaggia soprattutto su sentieri sterrati che mettono a dura prova gli ammortizzatori e i fisici più allenati.

    Silenzio. Equipaggiati di tutto punto ora non rimane che aguzzare la vista e attendere. All'inizio il parco nazionale dello Tsavo Est, il più antico e il più grande del Kenya (unito alla sua parte occidentale arriva a più di 21 mila chilometri quadrati, poco meno dell'estensione dell'Emilia Romagna) sembra disabitato.
    Sbagliato. Siamo noi a non riuscire a vedere gli animali perché non siamo addestrati.
    Dopo una ventina di minuti anche l'osservatore più distratto si accorge che la savana prende vita. Mimetizzati perfettamente nell'ambiente circostante decine e decine di animali brucano, cacciano, si riparano dal sole, si abbeverano negli specchi d'acqua incuranti della presenza di uno sparuto gruppo di Sapiens armati di teleobiettivo.

    I Big Five. E' facile che una famigliola di facoceri vi attraversi la strada o che dei meravigliosi impala (una specie di antilopi) pascolino tranquillamente a due passi da voi.
    Alzando lo sguardo verso l'orizzonte tra gli alberi più alti potete scorgere le maestose giraffe o uno struzzo correre per la pianura sconfinata.
    Il cielo è grigio come capita spesso la mattina a causa dell'elevata umidità.
    Intorno a voi il silenzio assoluto è rotto solo dal verso di qualche uccello dalle brillanti piume blu (lo Tsavo è famoso per il bird watching).
    Tutto è molto bello, ma diciamo la verità, abituati ai documentari televisivi quelli che vogliamo vedere sono i Big Five, o almeno così li hanno rinominati in Africa dal tempo delle battute di caccia.
    A cosa si riferiscono? Agli animali un tempo più pericolosi da cacciare, oggi retrocessi o forse promossi a trofei più ambiti delle memorie... digitali dei turisti: elefanti, leoni, leopardi, rinoceronti e bufali.

    Leopardo o ghepardo? Se avvistare un elefante, un bufalo e un rinoceronte non è un'impresa complicata anche grazie alla loro stazza, più difficile risulta immortalare i grandi predatori.

    Il re degli animali di solito sta nelle retrovie a controllare la situazione e per la caccia manda avanti le leonesse che in gruppo accerchiano le prede per poi sferrare l'attacco.
    Non è raro trovarsi a pochi metri da questi enormi gattoni che, fortunatamente, non vi degnano di uno sguardo se nelle vicinanze c'è un branco di zebre.
    Dei leopardi e dei ghepardi invece si sente la presenza, ma risulta complicata la visione a causa della velocità con cui si muovono (il ghepardo come noto arriva a 110 chilometri e ha uno scatto 0-70 da F1) soprattutto quando sono affamati e si lanciano su un gruppo di impala o gazzelle.
    Poi se si ha la fortuna di assistere ad un attacco, la sfida è capire se l'animale avvistato sia un leopardo o un ghepardo.

    Ladri di zucchero. Per vivere un'esperienza unica è possibile passare la notte all'interno di un parco. Le soluzioni sono diverse a seconda della zona: campo tendato per esempio al Galdessa e al
    Masai Mara (dove però potrete optare anche per una sistemazione in un resort di lusso) o moderne palafitte al Taita Hills.
    Nel primo si possono avere incontri ravvicinati con elefanti che vi svegliano la mattina presto muovendo le tende, nel secondo è possibile ammirare dall'alto la vista di branchi di bufali che si abbeverano alla fonte nello stile disneyano de "Il re leone" e divertirsi guardando giocare i cuccioli di babbuino, mentre gli adulti cercano di rubare lo zucchero dai tavoli del ristorante, con i camerieri costretti a elargire le bustine di dolcificante ai turisti guardandosi furtivamente intorno come esperti spacciatori.

    In barca con i beach boys. Il Kenya non è solo il classico safari. Le offerte sono diverse e tra queste esiste la possibilità di esplorare la barriera corallina al largo della costa, in quello che è stato rinominato il Safari Blu. Delfini, murene, pesci pappagallo e pesci angelo colorano l'Oceano Indiano nella riserva marina di
    Watamu, a due passi da Malindi.
    Per organizzare le varie esplorazioni del Paese non ci sono problemi. Oltre alle classiche agenzie viaggi ci si può avvalere degli onnipresenti beach boys. Niente a che vedere con la musica rock californiana.
    In Kenya per i turisti sono diventati un'istituzione: sono ragazzi del posto che sulle bianche spiagge abbordano gli stranieri offrendo loro safari terrestri o marini conditi con un ottimo pranzo a base di aragoste appena pescate.

    Fonte: La Repubblica - Articolo di Lara Gusatto

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    Re: Kenya - Tra Leoni e Beach Boys

    Messaggio Da Ospite il Gio 18 Feb 2010, 18:50

    Bell'articolo, però... sarà che sono stanca ma mi sembra un po', boh, sarcastico, e un po' negativo...

    Vabbè il caldo, vabbè la burocrazia - arriverà un brunetta anche lì Smile - vabbè il safari che non sarà esattamente un pomeriggio patinato della victoria beckam in montenapoleone, però... Io non l'ho ancora fatto, ancora pochi giorni ma...
    come diceva Leo Longanesi... sempre meglio che lavorare.....

    cleo

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    Re: Kenya - Tra Leoni e Beach Boys

    Messaggio Da cleo il Gio 18 Feb 2010, 21:08

    Mi sembra un po' esagerato... il safari non è comodo ma nemmeno cosi drastico... per me l'ha scritto uno che è abituato a girare solo in strade di velluto... e quando guarda fuori dal finestrino non è più capace di emozionarsi... PECCATO PER LEI!!!

      La data/ora di oggi è Mer 08 Feb 2012, 14:27