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Popolazione
Gli indigeni erano l’Africa in
corpo e sangue…quando sono in viaggio, alti, snelli, scuri e con gli occhi
scuri…o quando lavorano la terra o pascolano le bestie o fanno le loro grandi
danze o raccontano una fiaba…è l’Africa che è in viaggio, che danza, che
racconta…tornano in mente le parole del poeta: sempre mi è parso nobile
l’indigeno e insulso l’immigrato…” Sono le parole di Karen Blixen, l’autrice di
uno dei best seller sul Kenya: la mia Africa. Ed il Kenya si è formato
attraverso la composizione di molte etnie, di tanti popoli che, provenendo un
po’ da tutte le direzioni, hanno finito per stabilirsi in questa terra. Gente
diversa sia per costume che per caratteristiche morfologiche e spesso in
contrasto gli uni contro gli altri, con una rivalità mai completamente
scomparsa. Si possono dividere in tre grandi ceppi: i Bantu, i Niloti ed i
Cusciti. I Masai sono forse il popolo più famoso del Kenya. Alti, statuari,
perfino eleganti per il loro portamento, per i loro monili e con quei drappi
rosso-colorati sono ormai ridotti ad una minoranza (meno di 500.000).
Discendenti del gruppo nilota, sono sempre stati dei pastori: “Spero che il tuo
bestiame sia florido…” è un loro tipico saluto. In passato erano temuti come dei
formidabili guerrieri.. La lancia, il pugnale ed una mazza dalla testa
arrotondata erano e sono le loro armi tradizionali. Credevano nel Dio della
pioggia, Ngai, cui chiedevano di garantire cibo per il loro bestiame. Nomadi, si
nutrivano con una mistura tra sangue e latte bovino. Poligami, vivono tuttora
nei loro villaggi anche se magari con il telefonino o l’orologio al polso. Il
termine Masai viene dalla lingua che usano: il Maa. Sono tutelati da
un’associazione la Masai Environmental Resource Coalition i cui legali si
battono per la conservazione degli usi e dei costumi tradizionali.
All’associazione è riconosciuta una quota sui biglietti d’ingresso ai parchi
quale indennizzo per i loro terreni che furono loro tolti nel tempo per la
realizzazione delle riserve animali. L’etnia più numerosa è la Kikuyu
(4.500.000) che vive nella zona centrale del Kenya. Oggi è la razza dominante.
Protagonisti nella battaglia per l’indipendenza del Kenya, rappresentano il 20%
della popolazione. E’ uso ancora oggi pagare al padre della futura sposa una
sorta di indennizzo e chiedere in moglie una Kikuyu magari istruita per un
keniota è un vero e proprio investimento. Un altro gruppo molto numeroso sono i
Luhya (3.000.000) che, occupando tre distretti, popolano la provincia
occidentale. Il ceppo nilotico è rappresentato dai Luo (2.800.000), popolo
originario dalla zona che oggi è il Sudan. Amanti della musica, si vestono con
ornamenti coloriti ed accurati. Sono abili contadini anche se si trovano a
svolgere la loro attività in zone non certo favorevoli. Poi ci sono i Kalenjin
(2.900.000) che vivono nella provincia della Rift Valley. Agricoltori, sono
particolarmente legati alle proprie tradizioni. Una curiosità: molti dei più
abili atleti kenioti, d’assoluto valore nella corsa sulla media-lunga distanza,
appartengono a questo ceppo etnico. Tra le rappresentanze più rilevanti poi ci
sono i Kamba (2.500.000), i Kisii (1.300.000) ed i Meru (1.100.000). Un altro
popolo di origine Masai è il Samburu. Anche loro sono ormai una minoranza etnica
(poco meno di 100.000). Pastori e di natura nomade, furono chiamati così in
virtù del soprannome che dettero loro i Masai, per una borsa che usano portarsi
dietro. Lungo la costa l’etnia che s’incontra più frequentemente sono i Griama,
un popolo schiavo dei Galla, che fu lasciato su queste terre. Si tratta di
persone prevalentemente miti, facili all’apprendimento di qualunque uso e
costume. Sempre sul mare, molti gli Indiani che si sono stabiliti in Kenya ormai
da decine e decine di anni. Alcuni arrivarono con gli Inglesi, che li
reclutarono per la costruzione della famosa Ferrovia. Altri decisero di
attraversare il mare causa le ricorrenti carestie che funestavano il loro Paese.
Fatto è che la gran parte della comunità indiana (lungo la costa per la maggior
parte di religione musulmana) regge la rete commerciale della zona.
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